3.11.12

Fagioli, Basaglia, Analisi Collettiva, la sinistra e i fagiolini. Quale scientificità?

La presentazione del libro di Massimo Fagioli, L'uomo nel cortile, che si
riferisce agli incontri settimanali che il nostro teneva di fronte ad un pubblico eterogeneo costituito da specializzandi, laureandi e varia umanità, per lo più di sinistra, compreso il grande Fausto Bertinotti e amici. Fagioli sembra ricercare e proporre una nuova visione dell'uomo di sinistra (l'homme communiste ricordate, un certo Aragon, ridicolo e truce, tronfio di precetti morali, di controllo patetico del pensiero e delle azioni?). Per Fagioli non ci sono mezze vie: una persona sana non può che essere naturalmente di sinistra. Eppure, con Giorgio, e gli altri amici, tante volte scherzavamo chiedendoci se quel tipo che passa per la strada, vestito a quel modo era di sinistra o no, se quel tipo di frase era di sinistra eccetera. Un gioco al massacro, nel quale ci perdevamo con irrefrenabile ilarità. Ma come, non si è mai letto un certo Popper, che già negli anni di fine settanta e poi negli ottanta sistematizzando il pensiero, asseriva che le vecchie ideologie nate nell'Ottocento erano ormai dissolte, sparite, inglobate come direbbe Pasolini, nell'Omologazione Imperante consumistica?
Uno psichiatra di sinistra, dunque, contrapposto a chi poi? Per me, e per i miei colleghi e amici, si studiano le malattie come espressione del funzionamento alterato di tessuti, organi e sistemi. Può sembrare irriverente o avvilente nei confronti di molti medici e studiosi, ma per noi, come possiamo leggere nel volume di Principi di Neuroscienze di kandel, l'assunto di base riguardo il comportamento umano e le funzioni mentali è di ritenere che il cervello e in generale, il Sistema nervoso, sia il Sistema cui ci riferiamo quando asseriamo che esiste un comportamento, esiste una attività mentale, sia pensiero o emozione. Corollario: ogni disfunzione del funzionamento del Sistema Nervoso, si traduce, purtroppo, in una serie di correlati sul piano fisico, comportamentale e mentale. In definitiva, per noi, non esiste un piano di separazione tra il fisico-fisico e il mentale-mentale, dal momento che la mente è il prodotto della materia nervosa, o perlomeno, certamente anche di questa, non potendosi escludere del tutto altre partecipazioni.

Mi è stato chiesto di esprimermi sulla querelle tra Nicola Lalli e Fagioli: la risposta è per me del tutto insignificante, nel senso che per dare un giudizio, un parere, occorrerebbe almeno aver frequentato i loro approcci e averli provati su di sé e sui pazienti, cosa che non è avvenuta.
Non è avvenuta proprio perché non doveva avvenire, chiaro? Cosa c'entro io con gli approcci di Lalli e di Fagioli? Un fico secco. La mia formazione si attesta, almeno  teoricamente ad una limitata applicazione di cognitivismo, alcune linee, diciamo quelle più funzionali ad essere sottoposte a falsificazione e verifica, e soprattutto alla teoria comportamentale. Quindi, non salti pindarici, voli magici verso terre ampie e inesplorate, dove chiunque può piantar bandiera, ma tenere i piedi su aspetti comportamentali che sono stati sottoposti (anche se non senza critiche) a verificazione e falsificazione.

Posso invece rispondere su come la penso sulla questione Asylum di Goffin e sulla sua copia italica, quella del tanto decantato e cult, Basaglia. La questione me la fece capire in uno dei miei tanti viaggi notturni in quel di Maggiano, dove un maturo Mario Tobino, scrittore ormai  affermatissimo, mi raccontò una serie di drammi, che lui stesso aveva vissuto in prima persona, con l'attuazione della legge Basaglia, una legge che riteneva contraria ai principi di un medico e della psichiatria in particolare, forse non avendone in pieno compreso le conseguenze precise, che erano volte a riportare le cure a livello territoriale, senza uso di contenzioni e reclusioni, (occorre ricordare che dal momento della scoperta dei recettori per l'H, certi pazienti gravi erano più facilmente trattabili, e che dal 1967, si poteva disporre di una specie di Camicia di Forza Psicofarmacologica, brutta quanto si voglia, quanto utile se impiegata nei tempi e modi giusti).

Tobino raccontava con grande rammarico, la storia di una professoressa, bella ragazza, alta, elegante, che soffriva di disturbo bipolare grave, associato a una forma di disturbo di personalità. Una situazione ciclica che si poteva curare con notevole successo. Dopo l'entrata in vigore della legge Basaglia, questa donna non poteva più essere ricoverata in una struttura come Maggiano, e quindi non si poté accettare da quel momento quella donna, che già era ricorsa alle nostre cure dentro un contesto di riicovero psichiatrico.
Per farla breve, quando la malattia si riacutizzò, venne qui ma non fu ammessa e pensando che fosse ritornata via, scoprimmo giorni dopo che era rimasta al freddo e al gelo tutta la notte, praticamente assiderata su di una panchina del parco vicino la struttura.
Ecco, questo è uno dei tanti esempi di come la Basaglia sia stata selvaggiamente attuata, da un giorno all'altro, infischiandosene di curare i pazienti gravi, e rimettendoli sulle spalle dei familiari, almeno quelli che li hanno, mentre gli altri sono finiti negli Hospice, la magica parola per dire che sono state create strutture spesso private in convenzione con le asl, dove questi pazienti sono curati, senza alcuna integrazione tra le varie strutture territoriali, come invece era previsto dalla legge magica e favolosa, vero libro dei sogni.

Quella che segue è la replica (lui la chiama riflessioni, ma si tratta di una banale replica basata sulle carte professionali di chi ha scritto il libro,) a Il Paese degli Smeraldi, una raccolta delle critiche che i partecipanti alle sedute di Fagioli, e suoi ex pazienti, hannno fatto pubblicamente sul web.




nell'immagine le pp 66 e 67 de Il Venerdì di Repubblica del 15 marzo 1991 con l'inizio dell'articolo di Luca Villoresi"Freud? È un imbecille!"
Luca Villoresi è stato anche l'autore dell'intervista a 


 Fagioli, Mie Riflessioni su Autori Paese Smeraldi 08 Luglio 2009 di M. Fagioli

Usa termini pacati, "intendo proporre le seguenti riflessioni", lo psichiatra Massimo Fagioli ma al tempo stesso perentori a proposito di "quella cosa sporca" che è il libro "Il paese degli smeraldi" curato da Luigi Antonello Armando e Albertina Seta.
E soprattutto della lettera comparsa sul 'Corriere della Sera il 5 luglio 2009 (pag 33, piè di pagina, rubrica "Interventi e Repliche"), nella quale Luigi Antonello Armando e Albertina Seta affermano "che la loro formazione non è affatto riducibile alla frequentazione dei seminari di analisi collettiva" e nella quale la dottoressa Seta dichiara di "non avere mai fatto parte di alcuna organizzazione terroristica e di essere stata totalmente prosciolta da ogni accusa già nella fase istruttoria, nell'ambito dell'inchiesta fiorentina del 1981 su Prima Linea".
Ebbene, ecco le riflessioni formulate dallo psichiatra. "Per quanto riguarda le precisazioni della dottoressa Seta, posso affermare con certezza che non corrispondono al vero, poiché fu rinviata a giudizio (e non prosciolta in istruttoria) con le imputazioni di favoreggiamento personale e di partecipazione ad associazione sovversiva. Per questi reati, con sentenza 24. 4. 1983 della Corte di Assise di Firenze, fu dichiarata non punibile (e non quindi assolta) ai sensi dell'art. 1 l. 304/82, che riguarda - precisa Fagioli - la cosiddetta 'dissociazione". Antonello Armando poi, "non è un collega, perché non è né medico, né psichiatra, né psicologo. Si deduce quindi che non ha nessuna conoscenza della psicopatologia e nessuna formazione per poter curare la malattia della mente - osserva Fagioli - non ha pertanto la competenza necessaria per criticare uno psichiatra qualificatissimo che fa ricerca e cura. Non smentisce la realtà della cura, dice soltanto "che non è riducibile" e non riconducibile; pertanto significa che non è limitata all'Analisi collettiva, ma c'è stata". Poi, "pubblica menzogne, calunnie, diffamazioni, per dire che la prassi terapeutica non è valida e che la teoria sul pensiero umano senza coscienza che sta a monte delle sedute di psicoterapia di gruppo, non è valida. Evidentemente sono i rari casi in cui non è riuscita. Si potrebbe consigliare - conclude Fagioli - un'analisi individuale freudiana sul lettino"


Psichiatra eretico o capo d’una 

setta? Le voci critiche dei suoi 

pazienti raccolti in un libro da due 

psicoterapeuti presentato oggi



C’è da scommetterci che farà discutere. Per almeno una comunità ristretta, quella che da una trentina d’anni gravita attorno allo psichiatra romano Massimo Fagioli – il fondatore dell’analisi collettiva – questo libro scatenerà un putiferio. Parliamo di un volume curato da Luigi Antonello Armando e Albertina Seta – psicoterapeuti di professione, ex docente di psicologia dinamica e psicologia generale il primo, psichiatra la seconda – che sarà da oggi nelle librerie col titolo Il paese degli smeraldi (edizioni Mimesis, pp. 256, euro 18). Il primo test ci sarà oggi alla presentazione ufficiale del libro con lo psichiatra Goffredo Bartocci, Piero Sansonetti e gli autori (ore 18, libreria Croce di Roma, Corso Vittorio Emanuele II, 156).
I due curatori hanno raccolto e sintetizzato le voci critiche di pazienti ed ex pazienti che hanno fatto esperienza di analisi collettiva con Massimo Fagioli. Ad essere più precisi il materiale consiste in circa tremila post apparsi sul sito internet di Antonello Armando, la gran parte dei quali risalenti agli ultimi due anni. Foss’anche solo per questo, la vicenda merita attenzione. Il paese degli smeraldi – il titolo è tratto da Il mago di Oz , celebre racconto fantastico di Frank Baum – è uno dei primi casi di libri nati da un blog, uno dei tanti forum di discussione nella Rete. Il che suona come una smentita delle profezie apocalittiche sulla scomparsa dell’oggetto-libro e sulla sua definitiva, destinale sostituzione ad opera di internet. L’esperienza qui dimostra che i mezzi di comunicazione si accavallano e si stimolano piuttosto che entrare in competizione in una sorta di gioco a somma zero in cui l’uno muore e l’altro vive.

(NdR: questa affermazione è una pura e semplice lavatura di cervello, dal 
momento che il libro come oggetto non sparirà, ma si trasformerà in un oggetto digitale, senza considerare che oggi, 2012, molti giornali, almeno all'estero, stanno passando al digitale, altrimenti chiuderebbero, senza i soldi spillati alla gente come me).

Ma la materia scottante del volume curato da Antonello Armando e Albertina Seta è altra. In primo luogo perché il protagonista di cui si parla ha sempre fatto discutere (di sé). Sul suo conto si sono sovrapposti apologie e anatemi, professioni di fedeltà incondizionata e atti di abiura, fin da quando diede vita, negli anni Settanta, alla pratica dell’analisi collettiva che gli procurò l’espulsione dalla Società italiana di psicoanalisi. Iniziò con le sedute di psicoanalisi di gruppo all’istituto di psichiatria dell’università La Sapienza di Roma, con numeri di frequentanti sull’ordine di diverse centinaia di persone. Poi le sedute si spostarono nel suo studio privato a Trastevere. Antifreudiano viscerale, tenace oppositore di Franco Basaglia – da lui considerato alla stregua di un “negazionista” della malattia mentale – Massimo Fagioli è stato via via celebrato da alcuni come il più radicale critico della “truffa freudiana”, il propiziatore di una rivoluzione nei rapporti personali dopo il fallimento delle grandi ideologie, da altri invece paragonato a un guru, a un affabulatore narcisista, all’iniziatore di una vera e propria setta. Basta dare un’occhiata ai post firmati da suoi (ex) pazienti per rendersene conto. C’è chi sul blog lo dipinge come un monarca che regna incontrastato nella sua “città di smeraldo” sui suoi devotissimi sudditi.
Certo, il materiale di cui è fatto il libro sono testimonianze di ex pazienti, racconti in presa diretta, punti di vista esposti al risentimento, opinioni parziali. Non è che la cosa sia sfuggita ai curatori. «La cautela d’obbligo nell’entrare ex abrupto dall’esterno anche in una qualsiasi relazione interpersonale che permette di evitare un’intrusione illegittima e forse molesta, diventa ancora maggiore se il rapporto è delicato come quello professionale tra un paziente e un terapeuta». Ma loro, i curatori, giurano d’aver fatto un lavoro serio, d’aver controllato la veridicità del materiale, d’aver fatto in modo da non permettere il riconoscimento delle persone. «Il fatto nuovo è che il materiale in questione non è comparso nell’ambito specialistico, in qualche modo ristretto degli addetti ai lavori, ma in forma pubblica, su un blog, alla portata di tutti». Ma come etichettare il contenuto dei blog? Fantasie, pettegolezzi, specchio fedele delle opinioni? 

«Quanto ai pettegolezzi, questa dizione in verità non ha trovato molti contenuti cui essere applicata: tutte le affermazioni che per il loro carattere di inattendibilità, parzialità, intenzione puramente denigratoria e pretestuosità potevano rientrare in questa categoria, sono state stigmatizzate da una decisa opposizione nel corso della discussione sul blog e poi espunte da questa raccolta».
Leggiamoli questi post, vediamolo “il punto di vista dei pazienti” che finora non ha trovato spazio, neppure come oggetto di studio. Piero: «… avevo problemi con la mia donna… Dopo un po’ mi ritrovai dal Maestro… Il primo impatto è stato sconvolgente: pensavo che avrei potuto parlare di me e della mia situazione di rapporto, non sapevo più cosa fare, avevo necessità e allo stesso tempo timore di una separazione che pure sentivo necessaria. 

Niente di questo: la prima interpretazione che ricevetti sentenziava che le mie difficoltà con quel rapporto non c’entravano con il mio malessere, ma che esso era dovuto all’uscita di non so quale delle decine di edizioni di non so quale libro del Maestro». “Frustrazione” e “rifiuto” – scrivono gli autori-curatori – sono due cardini della terapia fagioliana: il terapeuta rifiuta qualsiasi ruolo consolatorio nei confronti della sofferenza del paziente, come se della “negatività” di quest’ultimo non volesse neppure sentir parlare. «La frustrazione di tali dinamiche non avrebbe affatto distrutto quest’ultimo [il paziente], anzi lo avrebbe liberato da quanto gli impediva di realizzarsi pienamente come essere umano». Ecco il post di Barbara: «Ho letto i post e in un certo senso posso capire da dove arriva l’acredine di quanti criticano l’analisi collettiva… Persone prima portate sul palmo della mano e poi criticate aspramente. Mille volte ho pensato che io non avrei retto quel trattamento». Queste sono invece le parole di Rudra: «L’esperienza con questo tipo di psicoterapia fa terra bruciata su tutto il nostro passato: scelte, pensieri, relazioni amorose, amici, genitori. L’uomo vecchio deve essere buttato completamente nella spazzatura, disse un giorno il mio terapeuta. 

Da tutto ciò deriva, in chi non ha esaltazione cieca, una profonda reazione depressiva e sentimenti paranoici persecutori nei confronti di tutto ciò che appartiene al passato, a quella parte di passato che vive ancora nel presente (amici, genitori, scelte), alla costruzione del futuro». E’ il vero punctum dolens nella sequenza dei post, l’immagine – affascinante e terribile, a un tempo – dell’uomo nuovo che taglia ogni legame affettivo e che altri non ne avrà all’infuori della comunità elettiva. Ecco l’opinione di Nautilus: «Riconosco a Fagioli una trasformazione reale del mio modo di essere, soprattutto dei miei sogni e della mia sensibilità. Devo dire, però, che ci sono aspetti dell’analisi collettiva che non mi sono mai piaciuti, a partire da un certo modo di vivere “totalizzante” quest’esperienza, per non parlare dei continui, incessanti acquisti di libri, dvd, locandine, calendari, riviste e qualunque cosa nomini Fagioli». Altri scrivono del proprio rapporto con lo psichiatra che «presenterebbe caratteristiche che vanno al di là del transfert propriamente detto e rassomigliano piuttosto a un culto di ogni sua espressione nei più svariati campi».
Ma, appunto per questo, c’è da chiedersi: qual è il segreto dell’indubbia capacità d’attrazione del fagiolismo? Si può datare l’inizio della leggenda con la pubblicazione nel lontano 1972 di Istinto di morte e conoscenza con cui lo psichiatra prende definitivamente le distanze da Freud e dalla sua definizione dell’istinto di morte come tendenza a ritornare allo stato anteriore dell’inorganico. Fagioli butta a mare la psicoanalisi freudiana e costruisce la sua impalcatura sulla fantasia di annullare lo stato attuale e il presente verso un nuovo Sé, verso l’immagine fantastica di un Io all’origine della psiche umana. Elabora un linguaggio evocativo, parla di «inconscio mare calmo», dipinge ambienti amniotici. Ma la sua contestazione fa fuori anche l’analista freudiano, ai suoi occhi un “analista assente” che lascia parlare il paziente e non prende posizione. Le sue teorie funzionano come dispositivo di «contenimento e suggestione di una massa alla ricerca di un’ideologia che la compensasse dei fallimenti politici del ’68 e del ’77». 

Per tanti, orfani delle utopie rivoluzionarie, la pratica terapeutica di piccolo gruppo appare come una speranza di rapporti personali diversi e nuovi – nonostante ci sia di mezzo il proverbiale rifiuto dell’omosessualità. C’è un’aspettativa utopica che si trasferisce dal piano della politica a quello delle relazioni personali. Quasi una sorta di palingenesi dei rapporti affettivi per far piazza pulita di tutto quanto impedirebbe all’essere umano di realizzarsi in maniera autentica. Sono passati trent’anni e quell’eresia si è istituzionalizzata. Il fagiolismo ha le sue librerie, le sue riviste, le sue aule universitarie. Per qualcuno è una terapia in piena regola, altri preferiscono parlare di ideologia. C’è chi parla di transfert e chi di semplice carisma o eccessiva personalità del maestro.
Ma nel clamore che ha episodicamente accompagnato la figura di Massimo Fagioli c’è anche il suo rapporto con la politica, le sue discese in campo che ne hanno fatto nel chiacchiericcio mediatico un guru della sinistra radicale. E’ quasi superfluo far presente che nel blog una delle materie più dibattute sia la decisione di Fagioli di schierarsi (in passato) con Rifondazione comunista. Il suo rapporto – vero o presunto – con Bertinotti ha occupato intere paginate di giornali. 

Sempre lui, Massimo Fagioli, è stato in tempi più recenti, additato d’essere il vero ispiratore della scalata a Liberazione . Oggi però – è cronaca di questi giorni – lo psichiatra romano sembra aver trovato lidi a lui più congeniali, in quel di Chianciano dove s’è appena tenuta l’assise dei radicali e della sinistra radical-socialista del futuro. Da Pannella a Fagioli, da Paolo Cento agli orfani di Craxi, «è il momento di unire le forze – parole dello psichiatra sul quotidiano ecologista Terra di domenica scorsa – superando le identità politiche per ottenere un’altra eguaglianza, finora sempre negata: che la sanità di mente diventi un bene reale, possibile e condiviso. Perché la sofferenza non è solo fisica ma anche quella che deriva dalla malattia mentale». Caro Basaglia, non te ne sei accorto? Nella sinistra moderna del XXI secolo non c’è più spazio per i “negazionisti” della malattia mentale come te.




Relazione tra Fagioli, fagiolini e Left, ovvero per la politica.
di Pietro Orsatti



C’era una volta un giornale che si chiamava Avvenimenti e per almeno quindici anni fece la differenza. Chiuse, con una montagna di debiti, all’arrivo del terzo millennio. Poi ci fu un tentativo di farlo rinascere e sembrava una cosa seria, ma un furbacchione con un cognato con una montagna di soldi se lo prese. Tac! Golpe, dissero. Romantici inguaribili, eterni attempati adolescenti di questa sinistra credulona. La famiglia Bonaccorsi, con l’aiuto non marginale del cognato Ivan Gardini, il giornale se lo acchiappò – ciao ciao Avvenimenti -, compresa la cooperativa Altritalia e il finanziamento pubblico di qualche centinaia di migliaia di euro, e lo impacchettò ben bene tutto quanto giornalisti e poligrafici compresi e, fatto un bel fiocco con un nome nuovo nuovo (Left), lo regalò di fatto a quell’allegra congrega dei cosiddetti “fagiolini”, ovvero la comunità di pazienti e collaboratori dello psichiatra Massimo Fagioli. Un club di simpaticoni molto potenti in particolare nella sinistra salottiera e acculturata romana. Che innumerevoli danni ha fatto proprio a sinistra. Basti rimembrare il rincoglionimento di Fausto Bertinotti sulla via della terapia collettiva fagioliniana. E il conseguente imbriacamento senile che contribuì al tracollo del 2008.
Fagioli in terapia (collettiva, ovvero lui che parla a ruota libera per ore davanti a qualche centinaio di persone e ogni tanto concede qualche secondo al pubblico adorante) dettava la linea, che fosse un delirio o una cosa seria o almeno vagamente pensata. La proprietà imponeva. E imponeva anche l’edificante doppia pagina del “maestro” che settimanalmente impreziosiva il giornale. Che contributo fondamentale al dibattito della nuova sinistra italiana. Per mesi, tanto per fare un esempio, i lettori di Left/Avvenimenti (il sottotitolo Avvenimenti era rimasto solo per garantirsi il finanziamento pubblico) lessero ampie disquisizioni sul tema “pompino con l’ingoio o no?”. Poteva la sinistra alternativa al Pd non affrontare un tema così cruciale? E così andava. Con le ossessioni sessuali del club fagioliniano, e l’omofobia, le furbizie politiche salottiere, il saccheggio impastrocchiato del pensiero di Spinoza, l’occhiolino ai radicali e a Pannella, etc etc.
Quella fase lì me la sono vissuta tutta in prima persona. Ero uno dei redattori regalati ai fagiolini a sua insaputa. Devo dire che finché non si sfioravano i temi “fondanti” del “pensiero” di Fagioli il livello di autonomia per i cronisti di fare il proprio lavoro era inimmaginabile. La direzione praticamente non esisteva. Nel senso che i Bonaccorsi Brothers, dopo aver fatto fuori un buon numero di direttori, il giornale lo avevano affidato a uno del club che si disinteressava praticamente della cronaca e degli esteri e dell’attualità concentrandosi solo sul messaggio del “maestro”. Tutto il resto era contorno. E bastava avere un po’ di mestiere per farsi e beati cazzi propri. E così io facevo. Quasi sempre. Prima un lavoro sugli esteri aprendo su temi come i movimenti sociali e le trasformazioni politiche in America latina e poi Raccuglia e la nuova mafia palermitana, la trattativa, le stragi, dell’Utri, i testimoni di giustizia, Why Not, Wind, ‘ndrangheta, la nuova destra, il damping sociale nelle ristrutturazioni della metallurgia e dei porti italiani, il terremoto de L’Aquila. Scrivevo, lavoravo, producevo, e facevo vendere copie. Così alcuni – pochi – altri con me. Poi, con la crisi e la scissione di Rifondazione post elezioni politiche, iniziò la caccia al nemico interno. Perché un club come quello descritto finora ha bisogno di un buon numero di nemici veri o presunti per sopravvivere e ne deve avere assai, soprattutto in momento di crisi, per tenere compatto il branco. E inevitabilmente il conflitto arrivò. Eccome se arrivò. Io riuscì, solo dopo mesi, a farmi pagare gli arretarti. Ed erano un mucchio di soldi per uno sfigato come me. E comunque sono stato uno dei fortunati. So di decine e decine di cause di collaboratori che non hanno neanche mai visto una lira dei lavori regolarmente comprati e pubblicati. E quello economico è stato uno degli aspetti più eclatanti, ma non il solo. Mica puoi lavorare che so su temi come la mafia o la corruzione con un clima interno da sacra inquisizione. Figuriamoci a scrivere di politica o di diritti civili. Una brutta storia. Che solo in minima parte è diventata pubblica (come quella della testata presa successivamente da Luca Bonaccorsi Terra) con la sottovalutazione disastrosa del sindacato e dell’Ordine. Che sono intervenuti solo tardivamente e in maniera goffa in particolare su Terra con risultati disastrosi per i lavoratori.
Bene. Oggi Left (non più in mano a Luca Bonaccorsi ma alla sorella Ilaria) approda come supplemento a L’Unità. Ho avuto la notizia in anteprima da un collega sopravvissuto a quella redazione. Sconcerto. Anche perché so che Left (sottraggo il sottotitolo Avvenimenti perché di quella esperienza e di quella generazione e modo di fare inchiesta non ce n’è più traccia) vendeva una manciata di copie (neanche tutti i fagiolini lo compravano più) e  L’Unità non naviga certo in buone acque. Anzi. Le acque dove galleggia non sono assolutamente tranquille. E si chiamano “esuberi”, debiti, ristrutturazioni, Cig etc etc. Insomma editorialmente l’operazione sembra tutt’altro che una furbata imprenditoriale. Ma si sa. Sta roba della razionalità e del mercato nel sistema editoriale italiano è un oggetto alieno. E allora, pensa che ti ripensa, alla fine mi è venuta un’idea.
Ripartiamo dai fagiolini. Si tratta di un pacchetto di voto compatto, monolitico. E geograficamente omogeneo. Il prossimo anno si vota per il Comune di Roma. E a Roma i fagiolini fanno numero. E quindi, assodato che non si tratta di un pacchetto indirizzato verso Zingaretti – anche perché perfino il Pd e la sua sindrome tafazziana davanti a quella candidatura impallidisce e arretra – chi è nelle “seconde linee” che ha bisogno di blindare la propria candidatura in consiglio comunale e di far pesare il pacchetto fagiolino per ottenere un assessorato di peso? Un dalemiano o un veltroniano? Bettini? Morassut? Chi? Ovviamente non ho la risposta. E attendo dal mio rifugio in un borgo del viterbese “scalpitando sui miei sandali” di vedere chi sbucherà fuori. Anche perché solo in funzione politico/elettorale ha senso questa operazione Left/Unità.

Un post esemplificativo di certo linguaggio pseudo filosofico, psichiatrico cultural progressista, da vomito, tipico dei figli di papa.

dal manifesto
Ida Dominijanni.

Della pioggia di articoli e interviste caduta sotto le feste sul caso 
Liberazione-Prc-Fagioli (cfr. "il manifesto" del 24-12) merita di essere 
ripreso un commento di Guido Moltedo su "Europa" di venerdì scorso, che 
riporta l'intera vicenda dell'influenza dello psichiatra "eretico" romano 
sul gruppo dirigente di Rifondazione (prima su Bertinotti e molti dei suoi, 
ora su Ferrero) all'incapacità del Prc e dell'intera sinistra italiana 
post-89 di "elaborare il lutto" della propria sconfitta politica e storica.
Per elaborazione del lutto - lo dico per quanti e quante trovassero funerea 
questa rubrica d'inizio d'anno che vorrebbe al contrario essere augurale - 
si intende quel processo vitale di separazione dall'oggetto d'amore perduto 
che consente appunto di riprendere a vivere interiorizzandone l'eredità ma 
accettandone la fine e rinunciando agli attaccamenti nevrotici che tentano 
di farlo restare in vita fantasmaticamente.
Se questo processo manca o è parziale, scrive Freud in un suo famoso saggio 
dedicato precisamente a "Lutto e malinconia", subentra uno stato malinconico 
e depressivo che ostacola dopo la perdita qualsivoglia rinascita.
Moltedo osserva acutamente come nel caso del Prc questo processo, psichico e 
politico, venga paradossalmente ostacolato anziché aiutato dalla figura di 
Fagioli, che lungi dal farsi discretamente "maieuta di un processo doloroso 
ma anche liberatorio" punta a prescriverne il copione e a pilotarne l'esito 
mettendosi al centro della scena.
Su questo paradosso varrebbe la pena di soffermarsi, perché non è la prima 
volta che si presenta e sta precisamente in questa ripetizione il problema - 
politico - della ritornante "liaison dangereuse" fra lo psichiatra e alcuni 
pezzi della sinistra radicale.
Che non risale a ieri, ma alla fine degli anni Settanta.
In una situazione complessivamente diversissima e imparagonabile a quella di 
oggi, anche allora c'era tuttavia per l'estrema sinistra il lutto di una 
sconfitta da elaborare - ingombrata per di più dai realissimi cadaveri della 
lotta armata - e anche allora "l'analisi collettiva" fagioliana parve a 
molti una via di contenimento ed elaborazione sostitutiva e gruppale di un 
processo necessario di analisi individuale e politica, che individualmente e 
politicamente molti non riuscivano a fare o che era troppo difficile fare.
Dal punto di vista terapeutico il bilancio di quell'esperienza spetta 
ovviamente a chi l'ha fatta, e viceversa non spetta giudicarla a chi non 
l'ha fatta.
Ma dal punto di vista politico il ripresentarsi della stessa "liaison" - 
l'insistenza dello stesso sintomo, si direbbe nel lessico della tradizione 
psicoanalitica che Fagioli disprezza - in condizioni storiche diverse apre 
almeno due interrogativi.
Uno sull'avidità con cui lo psichiatra romano si lancia sulle crisi e gli 
spasmi della sinistra radicale, quasi a volersene nutrire.
L'altro sulla cultura della sinistra radicale, che non essendo mai riuscita 
a fare i conti con quanto della cultura psicoanalitica è indispensabile per 
la comprensione della soggettività politica, finisce con il delegare il 
discorso sulla "realtà umana" a pratiche controversissime, che non superano 
ma riproducono quei dispositivi transferali di delega e leaderismo che alla 
soggettività politica non hanno mai fatto altro che danno.
Vale invece, in apertura di un anno che per la sinistra italiana si annuncia 
tanto prevedibile a tavolino quanto imprevedibile fuori dai tavoli della 
rappresentanza, insistere sulla necessità dell'elaborazione del lutto e 
dell'uscita dalla depressione malinconica.
Il 2009 sarà ampiamente occupato dalla celebrazione del ventennale del 1989: 
venti anni sono troppi per l'elaborazione di qualunque perdita, anche la più 
grave, ed è risibile che venti anni dopo Rifondazione si divida fra i 
nostalgici del Muro e chi sente che la sua esperienza politica comincia, non 
finisce, con quelle macerie.
Che cosa è stato perso? Qual è l'oggetto d'amore perduto, e quali sono gli 
attaccamenti a un'identità passata che impediscono di guardare avanti? Che 
cosa è nato nel frattempo, e attende che lo si guardi con occhi aperti e 
curiosi? Che cosa, delle antiche forme e delle antiche pratiche, impedisce 
di aprirli, e che cosa invece dobbiamo interiorizzare, ereditare, 
rilanciare? E' un buon capodanno, se si parte da qua



Laureata in Filosofia all'Università di Firenze, ha collaborato con alcuni atenei, tra cui l'Università di Verona, l'Università di Siena e l'Università Roma Tre occupandosi di filosofia politica e filosofia del linguaggio.[1]
Editorialista de Il Manifesto, ne ha diretto i servizi culturali facendo parte anche del servizio politico. Sul quotidiano comunista si è spesso occupata di politica nazionale, con particolare attenzione al rapporto donne-politica. Da diversi anni tiene la rubrica settimanale “politica o quasi”. [2]
In passato ha scritto sulle riviste «Reti. Pratiche e saperi di donne», «Via Dogana», «democrazia e diritto», «DWF», «Sofia» e «Noidonne».A livello culturale fa parte della direzione del Centro di Studi per la Riforma dello Stato ed è membro del Comitato Scientifico dell'Associazione Antigone. [3]
È autrice di numerosi saggi tra cui il volume Motivi della libertà, edito da FrancoAngeli. Collabora saltuariamente con Radio3.[4] Vive a Roma.

Curiosità [modifica]





Come si vede, Fagioli e fagiolini sono attivamente impegnati nella loro guerra politica, non per cambiare gli scandali delle cattedre fasulle, dei posti dati ai figli e figlie, amanti e cacasotto, ma per occupare pragmaticamente e con fantasia il POTERE con i Bersani e cooperative cantanti. Nell'inserto dell'Unità, pagato con i soldini dei contribuenti, Fagioli passa per un Grande pensatore contemporaneo. La Fantasia al Potere.

L'ARTICOLO DI QUESTA SETTIMANA DI MASSIMO FAGIOLI
È DISPONIBILE QUI

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INTERVERRANNO:
Federico Masini (Prorettore Università di Roma La Sapienza)
Ernesto Longobardi (professore di Scienza delle Finanze, Facoltà di Economia Università di Bari)
Elena Masini (studentessa del Liceo Tasso di Roma)
Paolo Fiori Nastro (medico, professore Università di Roma La 
Sapienza )
Pape Diaw (portavoce della Comunità senegalese della città di Firenze)
Franco Bardi (operaio Alcoa)
Giuseppe Benedetti (professore Liceo Tasso, autore della rubrica settimanale di left "la scuola che non c'è")

Filippo Donati (presidente Confesercenti Asshotel) 
Massimo Monaci (proprietario Teatro Eliseo, imprenditore della Cultura)

Rino Falcone (direttore Istituto di Scienze e tecnologie della cognizione, Cnr)


«Lo dice lo psichiatra Massimo Fagioli, l'ispiratore della cultura di sinistra»
libero-news.it


"Eluana non pensa, quindi non vive"
Così si giustificano eutanasia e aborto

Eluana mette in crisi lo Stato, Eluana mette in crisi le coscienze. Ora Eluana fa riflettere anche sull'aborto. Perché quando si può definire tale, la vita? Eluana è viva o morta? Per la scienza si esiste quando si pensa, senza coscienza non c'è uomo. Per chi è cattolico la vita è qualsiasi cosa abbia un battito. Dalla morte il discorso si allarga alla nascita: se Eluana è "morta", o non viva, allora è altrettanto non vivo il feto nel grembo di una madre: vitale, ma senza pensiero, legato a un cordone ombelicale, totalmente dipendente, non in grado di alimentarsi in maniera autonoma. Quindi se non è omicidio quello di Eluana, non lo è nemmeno praticare l'aborto. Lo dice lo psichiatra Massimo Fagioli, l'ispiratore della cultura di sinistra: "Il caso di Eluana è la conferma esattissima della teoria della nascita, di un lavoro, mio e di altri, di 30 e 50 anni, per cui la 'vita umana' inizia alla nascita quando si forma, dal substrato biologico, il pensiero che è immagine indefinita, e quindi senza pensiero non c'e' vita umana: quella di Eluana, un cadavere tenuto in vita artificialmente, non è vita umana e non è omicidio sospendere idratazione e nutrizione, come non è omicidio l'aborto". Ancora: "Non è un caso che chi lo nega sia la destra e la religione". Siamo pronti dunque ad accettare questa concezione della vita come "valida solo se dotata di autonomia e pensiero"? Siamo pronti ad assumercene tutte le conseguenze e le implicazioni del caso? Ripensiamoci tutti: che cos'è la vita? Eluana è viva o morta?
segnalazione di Nuccio Russo



Repubblica.it 15:22


Eluana: Fagioli, il caso è la conferma esatta della mia teoria della nascita
E' la conferma esattissima della teoria della nascita, di un lavoro, mio e di altri, di 30 e 50 anni, per cui la 'vita umana' inizia alla nascita quando si forma, dal substrato biologico, il pensiero che è immagine indefinita, e quindi senza pensiero non c'è 'vita umana': quella di Eluana, un cadavere tenuto in vita artificialmente, non è 'vita umana' e non è omicidio sospendere idratazione e nutrizione, come non è omicidio l'aborto. A rivendicare l'esattezza della teoria della nascita, che ha conquistato vaste aree della 'sinistra', e politica e culturale, è il suo autore, lo psichiatra Massimo Fagioli, che ci tiene a chiarire subito: "e non è un caso che chi la nega sia la destra e la religione". Lo spartiacque, dunque, è nettissimo, tra chi, come la sinistra, radicali in testa, "riconosce la teoria della nascita e quindi sostiene, giustamente, che la 'vita umana' non e' il battito cardiaco, ma il pensiero", aggiunge Fagioli e chi invece, la destra e la religione, "la nega - precisa - ed arriva a dire che sospendere idratazione e nutrizione è un omicidio come è omicidio l'aborto: e non è vero affatto". Lo psichiatra insiste sulla differenza tra 'vita' generalmente intesa che è anche del mondo vegetale ed animale e 'vita umana' specifica dell'essere umano. "La mia è una proposizione scientifica: il feto nell'utero è vitale ma non è vivo, lo diventa solo alla nascita - spiega Fagioli - quando si forma il pensiero, che è immagine indefinita: il neonato è un essere umano che ha una sua fantasia, una sua originale realtà psichica". E se oggi la comunità scientifica parla del 'feto come potenzialità' "noi, con la teoria della nascita, diamo le ragioni, rispondiamo ai quesiti aperti su inizio e fine della vita umana", osserva lo psichiatra, le cui ultime considerazioni sono sul Presidente della Repubblica: "il suo operato si muove in una dimensione laica: la laicità è un valore indispensabile, irrinunciabile: senza di esso c'è il fascismo" e sul Presidente del Consiglio: "è strano Berlusconi cattolicissimo e che paventa di cambiare la Costituzione". Un clima a dir poco rovente e pericoloso. "Spesso nella storia - conclude lo psichiatra - il cattolicesimo e l'autoritarismo, il fascismo, sono andati a braccetto".


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SOLO UNA OSSERVAZIONE_: escluso dal Circolo di Vienna, Popper (poi al Camminetto di Altemberg), ricorda a me in una chiacchierata a Londra nel 1990, che quando frequentava il gruppo psicoanalitico di Adler, iniziò a pensare al problema della Falsificazione, quando Adler, esponendo un Caso Clinico, rispose a Popper, alla sua domanda su come fa ad essere sicuro che le cose stanno in quel modo, cioè che la teoria è valida: perché ci sono centinaia di casi esaminati che la confermano.
Al che, risposi: E immagino che questo sia il mille e unesimo caso a conferma! Da qui, l'elaborazione di una teoria che parte dal presupposto della falsificazione potenziale (deve essere aperta alla falsificazione, a dire che se trovo anche un solo caso che non si spiega e contraddice la teoria, questa è falsa).
La conclusione di K.R. Popper sulla psicoanalisi freudiana e le altre, a ruota, era quindi che essendo la teoria a monte, non falsificabile a priori, la psicoanalisi pur essendo un metodo analitico assai logico e razionale, è tuttavia una teoria e metodologia non scientifica.
Non parliamo dellle psicoterapie, mi disse Popper! Quelle discendono o da paradigmi e teorie del tutto pop e hippie, oppure discendono da una non teoria, nel senso che si fermano a dei risultati frammentari, indice di una non ricerca di scientificità. Altre, infine, sono centrate su di un processo, ma semplicemente si limitano a differire il riferimento ad una teoria, dal momento che a qualcosa si deve pur aggrappare chi vuole curare le persone, non trova? Forse, aggrapparsi alle palafitte è troppo primitivo, ma peggio è compiere voli pindarici, un vagare senza mèta alla ricerca di qualcosa che non c'è. Caro amico, le teorie, i modelli che ne discendono, sono come delle macchine, ciascuna di una sua cilindrata: alcune sono molto potenti ma finiscono per sfasciarsi contro un albero, altre nenache riescono a muoversi, altre fanno piccoli passi in avanti e a volte tornano anche indietro. Questo è il cammino della scienza; una palude melmosa e infida, con poche certezze. E quanto più si è certi, quanto più è probabile che si parta da premesse non scientifiche, non solide.

__________________Ora parlo Io   _____________________________________
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Alfredo Lorenzi
Neurosc. comportam.
Davis Camp e Basil res.




Qualinque cosa ti accada, ovunque ti trovi, non dimenticarti mai di essere solo e sempre un testimone. OsHo.

Questo amico, si prende la briga di considerare sul serio le pratiche e le teorie di Fagioli, come se meritassero, agli occhi della comunità scientifica, una qualche meritevole attenzione. Se mai, e questo è il motivo per cui me ne sto occupando qui, attenzione la meritano per chi come me è da sempre attento al mondo delle sette, dei circoli, delle comunità, delle associazioni, dove spesso si celano rapporti di potere e coercizioni derivanti dai medesimi rapporti patologici (e spesso illegali).
A quanto mi risulta, non sono mai state aperte inchieste sia da giornalisti che da uomini di legge sul Sistema Fagioli, come lo chiamo io e i miei amici e colleghi, ma certamente, collegare le pratiche mediche con aspetti francamente ideologici, di stampo passatista o meno, è operazione ai limiti del lavaggio del cervello, almeno su certe menti e questo lo sappiamo bene.
Ma per me, la questione è sempre questa: esiste una depressione di destra o di sinistra? Esiste una dissociazione di destra o di sinistra; e ancora, queste forme sono determinate dai rapporti materiali di produzione e da modelli di socializzazione? Esiste un farmaco di sinistra (quindi geneticamente buono) e uno di destra (un nazista-fascista)? Esiste un fegato di destra e uno di sinistra?
E per quello che attiene qui, esiste un cervello di sinistra e uno di destra? 
Ma tutte queste domande, hanno un senso per  uno scienziato evoluzionista? Chiaramente no, anche se durante tutti gli anni settanta e con una lunga coda, la psichiatria e psicologia è rimasta segnata da questioni di schieramento, di ideologica visione del mondo, che sono un'altra trappola per imbrigliare la mente.
Mi ricordo quando mi capitò di assistere a una delle famigerate Sedute di Autocoscienza femminile, in cui lo psichiatrone con la barbona folta, con la camicetta con le maniche arruciolate operava un vero e proprio lavaggio del cervello sulle povere ragazzine e giovani donne.
Eppure, queste pratiche erano fatte presso i soliti luoghi di sempre, quelli delle associazioni mediche e culturali, ad esempio le sedi delle case del popolo e dell'arci, croce verdi e misericordie, veri e propri agenti di potere materiale e politico.
All'epoca ero un ragazzetto in calzoncini, ma vedevo cose che mi apparivano come chiare coercizioni volontariamente e inconsapevolmente subite da una quantità di persone (che poi gravitavano nell'orbita del Pci e della Fgci, il cui dirigente era tale D'Alema, se non erro, e c'era già il mio coetaneo Veltroni, che girava da dirigente con i calzoncini bianchi, con la piega nel mezzo e la valigettina 24 ore e stipendio del partito in tasca) ad opera di astuti quanto spregiudicati manipolatori che impiegavano tutti i mezzi per prevalere nella battaglia del dominio culturale. A questo fine hanno fatto proprie le tesi di Basaglia, strumentalizzandole e appropriandosene, volgendole ad uso di strumento di propaganda e di prevalenza culturale.
Anche quelli di Comunione e Liberazione (CL) si sono appropriati in modo anche speculativo delle tesi di Basaglia, e tutt'oggi lo fanno dove possono (Lombardia docet).

Anche per questo, già interessato alla meditazione, alle discipline orientali, e alla psichiatria, mi orientai per Lotta Continua, senza sapere che mi sarei trovato in una organizzazione piccola quanto elitaria, gestita da quattro marpioni di ottima estrazione sociale, e quindi tutto l'opposto della mia (famiglia tipica con padre operaio e madre casalinga). Solo dopo, alla fine della mia esperienza in LC ho capito quanto i Gad Lerner, i Deaglio, eccetera, inutile fare tutti i nomi perché farei quelli dei principali direttori di giornali, televisioni e radio e non solo, anche nelle banche e imprese ci sono miei, diciamo ex compagni, quanto costoro, dicevo, erano elitari e accentratori. 

Non pago di questo, ecco che mi imbarco, nell'esperienza indiana, quella degli arancioni, e non sono solo, ci sono anche i Valcarenghi, i Rostagno e pochi altri miei ex, ma almeno questa volta, non entro nella comune e assieme ad un piccolo gruppetto, ci fermiamo a 15 kilometri dalla comune, che già all'epoca ne vedeva di tutti i colori, al punto che per sottrarsi al fisco indiano, il santone e la comune si trasferiscono in fretta e furia in Oregon, Antelope, dove a noi del piccolo gruppo non pare conveniente andare. Quindi rientriamo in Italia e ci rimettiamo a lavorare e studiare. Si perché nel frattempo avevo 24 anni e figuravo ancora iscritto al primo anno di medicina. Non avendo soldi, ho iniziato a fare i soliti lavoretti tipici di quelli della mia estrazione sociale, e quindi, con grande fatica, sono rientrato nei ranghi, decidendo che né LC, né l'esperienza indiana sarebbero state capaci di impedirmi di fare il lavoro che volevo. 


Da qui, tutto il resto ed oggi, sono qui, in grado di vedere con occhi molto aperti quello che mi circonda, occhi disincantati ma non privi di curiosità. Certo, non posso cedere su alcuni punti essenziali, altrimenti succede quello che accade sempre: l'ultima ragazzetta appena specializzata ti prende per uno cui si deve insegnare qualcosa, e a insegnargli qualcosa, guarda caso, è proprio lei, che se ha girato un poco per il mondo è per volare in prima classe su un bel aereo e alloggiare in un Hotel di lusso, con i soldini di papa e mamma. Tutti sono pronti ad insegnarti qualcosa, pur di prevalere, ma quando si confrontano le proprie esperienze, nessuno vuole riconoscere che le tue sono molto più ampie.
Quindi, sono una delle tante prove evidenti, che si può essere stati di LC o PO e poi non esser finiti nella macchina del risucchio consumistico, come i miei ex amici Lerner, Valcarenghi eccetera. E tantomeno, non ho avuto bisogno di Fagioli per salvarmi dalla strage e dalle BR, come asserisce lui, al pari di tanti guru (il Guru di Bertinotti, dicevano), si auto accredita come uno che ha contribuito ad offrire un'alternativa (non violenta) alla violenza dei giovani del tempo,(quelli come me), quei tempi di confusione, dove però, proprio il LC giornale, non si lesinava di ospitare il cool e forbito contromedico Fagioli, che faceva vedere chi era già da quel pulpito.(sotto, riporto alcuni articoli di critica, del noto Messaggero, il vile e fascista giornale di destra (di cui una figlia di buona famiglia, partecipò alla tragedia dei due bambini bruciati vivi, solo per dire, pur disponendo di appartamenti e vita da ragazza bene, e quindi tipica di certa sinistra al caviale e giovanile dell'epoca, attaccata ferocemente da Pasolini, se vi ricordate...).

Ad un recente incontro di aggiornamento (una di quelle farse che non servono a nulla se non a accreditarti di qualche ecm), una bella signora mora, con cipiglio, dice: chi è qui che non è sposato?
alzo la mano e in siamo in due, io e una ragazza molto giovane, forse la più giovane di tutti i presenti.
Non prendetevela, dice, perché dirò che quando una persona con più di 30-35 anni non è sposato o non ha una relazione stabile, questo è indicativo di aree problematiche. Non dico di voi, per questo vi ho chiesto di dirmi chi è sposato o meno.
Dico: professoressa, per me, può anche dire di me, dal momento che alla mia età, e con le esperienze che mi sono fatte, le garantisco che ho spalle sufficientemente larghe per sopportare le sue carezze, mi creda. Solo che se mai vorrà rivelarlo, magari potrà dirci in base a quale teoria e quali studi si evince di queste aree di attenzione psichiatrica o psicologica, almeno posso preoccuparmi anch'io (risata clamorosa!).
Ecco, se la professoressa relatrice fosse stata una persona sensibile e con pudori almeno pari ai miei, probabilmente si sarebbe nascosta sotto al tavolo, e invece: e invece, come se niente fosse questa tira avanti il suo discorso, non rendendosi conto che è passata per una marionetta.
Già, marionetta dico, ma tanto suo marito è un importante graduato militare e il figlio è già assistente del professor tale, mentre quelli come me, sono alla finestra a guardarli, mentre se ne infischiano delle loro gaffe, delle loro inesperienze, delle loro bassezze, delle prepotenze e sopraffazioni che indirizzano a persone come me (e mi posso solo vantare di avere un lavoro totalmente autonomo, perché basato su attività di ricercatore in Svizzera e america, altrimenti col cavolo che potrei scrivere queste cose). 
Sarei magari anch'io uno dei tanti tragici burattini e marionette che si fanno letteralmente cagare in faccia come ho visto fare da tante ragazzette e giovani aitanti e ben vestiti, intelligenti e culturalmente avanzati, omosessuali e di sinistra, magari anche cattolici professanti, una categoria, questa, che ho imparato a temere come minaccia per la mia salute.

Si perché un aspetto che ho notato nel Fagioli e nei fagiolini è l'assoluta assenza di riferimenti chiari e precisi alla casta universitaria e ai santuari della ricerca italica. Forse sarà che sono tutti presi dalla loro missione di liberazione del mondo dalla malattia mentale grave, che non riescono a occuparsi delle lotte di potere che si svolgono a pochi centimetri da dove fanno lezione e nelle corsie delle cliniche. Ma potrebbe essere che sono io che non conosco strettamente il fenomeno Fagioli e fagiolini.

Ancora oggi, molti dei miei ex amici arancioni sono convinti che Osho sia stato avvelenato con Tallio dal governo americano e che non sia vero che è invece morto, come sappiamo bene noi, di una banale quanto tragica sindrome da immuno deficienza acquisita o anche AIDS. Infatti, l'ondata di morti per hiv si è avuta tra il 1988 e 19991 e le condizioni di vita della comune di Pune e di Antelope erano tipiche delle comunità a diffusione di Hiv (vita in comune, promiscuità di rapporti anche sessuali, cambi di partner e attività in comune, come balli, orge, attività terapeutiche, mangiare eccetera e alto numero di persone con infezioni da virus lenti, come quelli dell'epatite, mononucleosi, e anche hiv).
Quindi, perché cercare di far cambiare idea a un piccolo popolo di esaltati che credono che il loro santone sia morto di avvelenamento? Lasciamo che continuino a credere che Gesù è risorto, e che Osho, nelle sue spoglie mortali, sia finito avvelenato dagli odiati agenti del male americano.
Analogamente: lasciamo che i fagiolini, continuino ad avere gli occhi lucidi quando incontrano il loro maestro, è un fatto emozionale, in quel momento non sono dei medici, sono dei credenti, dei fedeli. 
Ma poi, quale era il metodo di Basaglia (e io non sono un basagliano, sono un moderato organicista e comportamentista evoluzionista): ascoltare il malato, accettarlo nelle sue istanze espressive e nei suoi bisogni di libertà e di espressione, farlo vivere in un ambiente il più libero e normale possibile, ma non lasciarlo privo di cure e attenzioni. Per questo esiste una legge che prevede la cura del paziente nel suo ambito di vita consueto. Questo NON autorizza nessuno a lasciarlo solo con la sua malattia; fare questo è venir meno ai principi della medicina e alla legge stessa, approvata dallo stato e dalle regioni.

Non ci trovo nulla di riprorevole nel curare i pazienti in ambito territoriale e con periodi di breve ricovero, quando necesario, purché le cure siano effettuate e tempestivamente, e se possibile con affetto, con passione o almeno con professionalità.
Qui una buona discussione   http://federicotulli.com/2010/02/12/quel-che-resta-di-basaglia/

Infine il video che illustra quanto le giovani leve della psichiatria fagiolina siano incantate, piene di lacrime, toccate dalle lingue del fuoco sacro della passione verso la cura e la guarigione dei pazinti psichiatrici gravi (quelli con rapporto alterato con la realtà). Si, perché il nostro Fagioli non si accontenta di curare i pazienti, ma lui vuole debellare questa tipologia di malati, che esiste e può essere curata e guarita con il suo metodo.
Guardate gli occhi lucidi dei fagiolini, quando ricordano la loro esperienza con il maestro, il momento in cui si sono risconosciuti ed è scattata la scintilla. Mi ricorda la situazione tipica che anch'io pensavo di fare con il maestro Rajneesh, poi Osho, che in realtà non avevo mai visto e solo dopo molti mesi ebbi la ventura di poter vedere personalmente.



Ecco finalmente svelate, Auwfh- le cause della violenza contro le povere donne. Robdematt!
Da Left del 21.11.2008 n. 47


Sono religione, ragione e filosofia occidentale
le cause della violenza. Parola di Elisabetta
Amalfitano, Ilaria Bonaccorsi, Emma Bonino,
Rosy Canale, Eva Cantarella, Luisa Famiglietti,
Simona Maggiorelli, Somaly Mam, Esha
Momeni, Elena Pappagallo, Martina Patanè,
Lidija Yusupova



La Fagiolina E. Pappagallo e La Violenza (sulle Donne)

Sul tema della violenza (sulle donne), riporto questo articolino da Left, il giornalino dei fagiolini, della Psichiatra Elena Pappagallo. Ricordo che sono uno specialista di Biologia dei Comportamentii Violenti e Aggressivi e vanto anche pubblicazioni, ricerche e seminari vari, per il mondo. L'articolo della Pappagallo, praticamente, con il corteo delle domande, è parte di un cliché che si legge dai tempi de Il Manifesto, con i suoi bravi psichiatroni con la barbona folta e capelli ispidi, di derivazione dai Gruppi di Autocoscienza Femminile, di famigerata memoria. Poteva mancare la tendenziosa e tipica sottolineatura che la violenza (e quindi le patologie), sono derivati della società? No, ovviamente no, se no che razza di cliché sarebbe? Ignorando con il caterpillar della cultura di Left (e de Il manifesto, suo omologo più antico e blasonato), che l'aggressività impulsiva è una tipologia ben studiata e fa parte di una conformazione neuroanatomico-funzionale che si può anche diagnosticare alla Spect. Ma cosa ti senti rispondere da questi irriducibili? Per forza! Il cervello è plastico e con il processo di socializzazione si modifica anche anatomicamente, così lo puoi rilevare alla spect?
Totalmente falso! E rispondiamo che ad esempio, almeno in due casi su tre, l'omosessualità si manifesta già a 24-36 mesi, con travestitismo e assunzione di ruoli opposti a quelli biologici. Quindi, noi vituperati comportamentisti di seconda scuola e organicisti, non abbiamo alcun pproblema con la definizione della sessualità e sua manifestazione. Proprio nessuna ideologia: semplicemente ascoltiamo cosa ci dice il paziente, se sta bene, tutto a posto, se dice di star male, allora si lavora per curare. Ad esempio un approccio molto valido e seguito da dieci anni, è la psicoterapia interpersonale, con cui si dibattono le tematiche del paziente stando con i piedi sul pavimento e in una relazione amichevole ma sempre franca e mai leziosa, dove tutto è "esterno", il contrario della terapia basata sull'Insight. Tutto è esterno cioè si prendono le affermazioni di ciascuno nella loro concreta e pratica sincerità e verità, senza nascondersi dietro a paraventi o foglie di fico di varia natura paradigmatica.
Sei venuto da me perché credi di star male, o perché hai un problema di tipo spirituale, esistenziale, filosofico? Se pensi di star male, avrai dei sintomi e segni, e allora puoi necessitare di una diagnosi, che viene messa nero su bianco (nero su bianco), spiegandola in modo semplice e chiaro, con estrema franchezza e senza nascondere nulla. Nello stesso modo, anche la terapia, sarà posta sulle spalle del paziente, il quale deve assumere una compliant adeguata, non solo una mera accettazione o resa alla terapia. In genere quando si ritiene di associare (dopo una stabilizzazione dei risultati), una terapia non farmacologica, ci si orienta su colloqui di sostegno dell'Io, di esplicitazione dei punti di debolezza e di forza, e discussione sulle strade che si  possono percorrere nella ricerca di una guarigione (ove possibile). Spesso si chiarisce che nel caso per esempio, di un Dap, installato su una personalità ossessiva e ansiosa, con Disturbo Bipolare tipo II a prevalenza depressiva, si chiarisce che normalmente non esiste una completa e definitiva guarigione, quanto piuttosto una remissione dei sintomi o un loro controllo e stabilizzazione. Da qui, partono tutte le considerazioni e implicazioni comportamentali, emozionali e cognitive che il terapeuta dovrebbe valutare e discutere accuratamente nel corso di numerosi colloqui cadenzati.

Immaginiamoci il povero Bipolare II con fase depressiva e attacchi di panico finisca sotto un imbecille che le spieghi che la sua malattia è definita tale dal medico, dalla psichiatria, oppure, che non risponde ad una premorbosità ma piuttosto ad una conformazione generata dalla società: c'è materia, se veramente questo dovesse accadere, per suggerire al paziente di recarsi dal legale e fare denuncia per misdiagnosi, mancata cura, e tutto quanto ne può conseguire. E' capitato anche questo, molti anni fa: credo che ormai, nessuno voglia beccarsi una denuncia con addebito di risarcimento per decine di migliaia di euro, come accaduto a tanti maghi della psicosomatica di moda durante gli anni settanta e ottanta. 
Questi idioti, tendevano a collegare i sintomi del paziente ad aspetti simbolici e del vissuto soggettivo, finendo per prendere fischi per fiaschi clamorosi e di casi se ne citano a migliaia. Così una paziente con Bouffé psicotica, veniva aituata a interpretare le sue sensazioni di avere la testa appesa ai rami di un albero, come desiderio di liberarsi di brutti pensieri. Poi si trovava questa poveretta morta stecchita appesa ad un albero, e si allargavano le braccia, dicendo: poverina! non gliel'ha fatta! Già, poverina, ma poi qualche genitore facoltoso, in America e Germania, ci buttava dentro qualche milionata di dollari ed ecco le condanne ed i risarcimenti (a suon di centinaia di migliaia di euro attuali e allora, fine della psicosomatica per hippies e progressisti con capelli lunghi, racciuffati dietro).
In altri articoli ho parlato delle mie esperienze dirette con le metodologie delle cosiddette psicologie e terapie della Terza Via, Quarta Via e anche quelle ultimissime (è un magma, un vortice di Genii) della Quinta Via.-  A Pune (o Poona),  era pieno di psicologi e psichiatri che se la spassavano, con i loro bei ciuffettini raccolti dietro il collo, sbizzarrendosi con le Bio danze, massaggi spirituali, pensiero empatico diffuso, Dynamic Meditation (TM in usa), Kirlyan CUp, Gurdjieff sacred movement, orge sessuali e a base di danze, e insomma, 

tutta la merda allo stato puro che stava arrivando con quella cazzata che prendeva piede 

già tra la fine del  1967 e esplodeva nel 1968, con il termine New Age. 

Io la meditazione di gruppo e la terapia di gruppo l'ho provata nel 1977, a Pune, 

e credo che certamente non  sento la mancanza di quella gruppo analitica (vecchia quanto il cucco) o l'Analisi 

Collettiva (anche se non so  cosa sia direttamente), inventata dal Professore (spero che il titolo 

corrisponda  ad un regolare concorso  vinto), Massimo Fagioli  

(lo dico, perché a me e alle mie amiche e amici, capita ormai endemicamente di  leggere 

titoli di professore, scoprendo poi che si tratta del solito miserevole DOCENTE A CONTRATTO, 


magari di 29 anni, come durante l'ultimo ecm che ho seguito, inutile dire che 

era un ecm inutile, dal momento  che non esiste un ecm se non inutile, 

dal momento che è obbligatorio, quindi da Soviet o Kuomingtan o 

Kuomintern. Ministro, lasci alla gente il compito di fare quello che vuole 

delle loro conoscenze; poi lei 

prenderà le sue decisioni con i posti pubblici, ma li lasci liberi di fare come vogliono. 

Obbligare agli ecm è  una cagata da paleocomunismo o da nazifascismo, 

per chi preferisce. C'è un mercato no? E allora, lasciamo  decidere al mercato chi deve prevalere).





Elena Pappagallo: La violenza è malattia.


Religione, razionalità e rapporti umani all’origine delle patologie.

Dottoressa, le donne sono oggetto di sottomissione e violenza da secoli. Perché?
È un discorso complesso e necessita di una prospettiva storica. Alla base della leadership maschile nelle prime comunità umane c’è chiaramente un discorso legato alla realtà materiale. L’uomo era più forte e veloce, si occupava della caccia e della sussistenza del gruppo. Nel corso dei secoli però questa maggiore forza fisica e la mente pratica è stata codificata nella cultura come superiorità tout court. Il passaggio fondamentale è quello della cultura greca del logos. Quella cultura teorizzava che fosse la razionalità lo specifico umano. È una cultura della veglia che ha solo il rapporto con il mondo materiale. Ignora e annulla gli affetti, ha una visione cieca e materialistica degli esseri umani. La logica conseguenza di questa impostazione fu che donne e bambini vennero codificati come “sub-umani”. Su questa cultura si fondò il patriarcato e il predominio assoluto maschile nella vita, nella giurisprudenza, nella vpolitica. Siamo ancora legati a quella
cultura quindi? Da allora molto è successo. Nel mondo occidentale, l’Italia è un caso esemplare, su quella cultura si innesta la tradizione cristiana e cattolica. Nel cristianesimo la donna è costituzionalmente
inferiore, è costola di Adamo. Nel corso della sua storia poi il cattolicesimo si sviluppa lungo una direzione
profondamente misogina. La donna diventa simbolo del male, del demonio. È colei che turba la pace dell’uomo, lo induce in tentazione. Per le donne il cristianesimo concepisce il solo ruolo
di riproduttrici della specie. La sessualità fuori dalla procreazione è peccato. Le donne che escono da questo
schema (le medichesse nel Medioevo, per esempio) vengono perseguitate e bruciate. È incredibile ma ancora oggi la contraccezione è presa di mira dalla Chiesa  quasi quotidianamente.
Anche in Paesi con gravissimi problemi sanitari come l’Africa decimata dall’Aids.
Ragione e religione.
Altri nemici?
Negli ultimi secoli lo sviluppo della filosofia occidentale ha tentato in alcuni momenti di emanciparsi da
questa tradizione criminale, si pensi all’Illuminismo, ma in realtà non c’è mai riuscita. Non si è mai separato veramente da quella tradizione. Le stesse pratiche di discriminazione di oggi sul posto di lavoro nei confronti delle donne si possono far risalire all’approccio razionalista che tutto mercifica. La lavoratrice “costa” di più perché può avere bisogno di tempo per portare avanti una maternità e crescere i figli.   Questo per quanto riguarda la dimensione culturale. Ma oggi, nelle società secolarizzate e con parità di diritti sancite legalmente perché persiste la violenza tra uomini e donne? Intanto diciamo che la violenza nei rapporti, sia fisica che psichica, è una patologia. Nel confronto tra individui, se questi sono sani, la violenza non si manifesta. C’è il confronto, la dialettica, magari serrata e appassionata, ma non la violenza.
Quindi se emerge la violenza, da psichiatra devo dire che ho a che fare con un’identità che si è ammalata.
(Ricordate il ragionamento dell'ebete? Se uno o una non è sposato o sposata, ho a che fare con persone con problematiche psichiche, psicologiche e o psichiatriche e se ultra settantenni, anche artrosiche. A Pune, una domanda di questo tipo sarebbe apparsa come fatta da una marziana appena sbarcata sulla Terra, eh, eh Questo per dire, che sia pure con il Manifesto o L'Unità sotto il braccio, la brava compagna o compagno se ne andava a farsi benedire dal prete la sua Sacra famiglia, vero valore fondante il PCI italicamente declinato. E potremmo dire che la religione cristiana , essendo monoteistica, si fonda sul PATRIARCHIATO, uguale, dominio del maschietto. Vero è che in India, con il sistema di caste, ne fanno di tutti i colori alle donne. recentemente, in un villaggio, 5 ragazzi del Villaggio Bene, hanno stuprato una ragazzina di 16 anni di casta più elevata (ma non ricca) Infatti, quando le femminucce hanno potere, tendono a mettersi il sigaro in bocca e gli stivali, comportandosi anche sessualmente come i maschietti, con inviti a cena eccetera).
Dove, nello sviluppo della persona, si possono trovare i semi della violenza? I danni possono avvenire fin dal primo anno di vita nel rapporto con la madre. Alcune mamme non riconoscono al bambino un’identità, è solo un cucciolo da accudire. Il bambino invece, anche se non parla e non è razionale, è persona.
La madre che nutre il bambino di latte solo “materiale” e non di affetto è violenta e lo far star male. Senza arrivare alle psicosi palesi, come quella della Franzoni che era ossessionata dal fatto che il figlio avesse la testa troppo grande, nella normalità purtroppo tante donne arrivano alla maternità con grandi insoddisfazioni, irrealizzate. Per loro i figli sono stampelle, modi di dimostrare che qualcosa si è fatto. Allo svezzamento poi il bambino affronta la seconda separazione fondamentale dalla madre, dopo la nascita. Se la fase dell’allattamento è andata male il bambino non riesce a passare in maniera sana a un rapporto con l’oggetto totale umano, materiale e psichico. Qui si annidano i primi problemi. Anche perché ....



Attualmente, l'ingresso al resort è militarizzato e si paga circa 35-40 dollari, solo l'ingresso, neh? Fate la New Age, ricchi e grassi polletti.


Questa ragazza è invece il miglior esempio di DM che conosco in video, provate ad essere così naturali e leggeri come lei, fatevi filmare e confrontatevi!!! Questa donna indiana di 34 anni è  la leggerezza e la  capacità di meditazione e assorbimento da insegnare ad un marziano. Favolosa!!! ___


GLI ANTENATI


IL MESSAGGERO - Mercoledì 9 novembre 1977 
Psiche e società 
I giovani della Nuova Sinistra scoprono un nuovo pianeta: l'Analisi Collettiva. Un po' dovunque stanno infatti spuntando gruppi e seminari psicoterapeutici. Alcuni di questi "collettivi" hanno raggiunto dimensioni "monstre": fino a 200 partecipanti a seduta! E' un importante sintomo psico/politico. Ma qual è il suo vero senso? La riscoperta dell'anima? Un ritorno agli Esercizi spirituali? L'inizio di una fuga dalla politica? 

Tutti insieme intimamente 
Ecco la cronaca di una seduta 
di Luigi Vaccari
 

Lei, sui 30, la voce concitata: "Senti Massimo, vorrei dire una cosa ai compagni. Giovedì scorso sono arrivata alle 5 e un quarto, c'era già la fila, ma io non mi ci sono messa, ho rifiutato quest'imposizione, sono entrata e mi sono seduta. Oggi sono arrivata alle 5 meno un quarto, e anche oggi c'era già la fila , e io mi sono opposta, la fila no... Sono stata violentata: " Tu non sai stare coi compagni ", mi hanno urlato. Sono stata violentata per tre quarti d'ora... Ero venuta serena, in questa settimana molte cose mi si erano chiarite, ora ho le idee di nuovo confuse... Perchè succedono queste cose? ... Queste cose non devono succedere, non possono succedere..." 
Massimo, sorridente ma fermo: " Quando l'organizzazione la fanno i compagni non c'è più la sensazione di dominio". 
Lei, scossa da un tremito, gli occhi di lacrime: " Allora vorrà dire che devo venire alle tre..." 
Massimo "E' la stessa difficoltà di tutti" Poi, dopo una pausa, con una smorfia di compiacimento: "...E propone la nascita di un terzo seminario " . 
Lei è una dei 150-200 protagonisti dell'incontro confessione che si tiene il giovedì all'Istituto di psichiatria dell'Università, al 47 di viale di Villa Massimo al Nomentano. E altrettanti ne intervengono a quello del martedì, che ha aperto un anno e mezzo fa la strada. Giovani ma anche meno giovani. Ragazzi ma anche tante ragazze. Studenti, forse del liceo forse universitari, ma anche gente che lavora. Massimo è Massimo Fagioli, uno psichiatra approdato dopo esperienze varie alla psicanalisi ufficiale e successivamente allontanatosene. I due seminari a cui si può liberamente partecipare, testimoniano un insolito tentativo di analisi collettiva, la capacità liberatoria di raccontarsi in pubblico cercando il significato di sogni che sono spesso incubi lunghi e sofferti. 
L'appuntamento è in una sala al primo piano, di 40-45 metri quadrati. Il portone dell'istituto viene aperto mezz'ora prima dell'inizio di questo straordinario transfert comune. Quando tutti aspettano da tempo, pazienti. In una fila molto ordinata e poco italiana. La corsa esplode sulla breve rampa di scale che porta al luogo della riunione. Per occupare le pochissime sedie che vi si trovano, e anche i braccioli. Alcuni si sistemano su sgabelli pieghevoli, portati da casa e dall'incerto equilibrio. Altri siedono in terra, come coloro che non riescono ad entrare e restano nello stretto e breve corridoio. 
L'analisi occupa due ore: dalle 18 alle 20 e dalle 10 alle 12 il martedì. L'attesa è ingannata diversamente. Chi fuma, le ragazze soprattutto. Su un cartello. "Qui è vietato fumare", qualcuno ha aggiunto fra qui ed è un "non" a lapis, e fanno da posacenere anche lattine vuote di noccioline che passano di mano. Chi legge, faticando nei movimenti: Il Manifesto, L'Espresso, Lotta Continua. Chi parla con chi gli sta accanto, e il tono è sommesso. Pochi sono tirati nei tratti del volto. Pochissimi sembrano preoccupati, anche se qualcuno fissa il vuoto. 
Quando compare Massimo, molto puntuale, a fatica riesce a raggiungere la sua sedia dirimpetto alle porte della sala, spalle a una finestra che come le altre adesso viene chiusa. E c'è subito fumo . E caldo. Tanti, e tante, si sfilano i pullover. E si comincia, dopo il lamento protesta di colei che aveva rifiutato la fila, con Adele. La quale non sa, dice, se viene per una curiosità intellettuale, lei è una giornalista, o per se stessa. Ad ogni modo, dopo aver partecipato quattro volte ha fatto un sogno. 
"Posso raccontarlo?" domanda. 
Massimo: "se tu chiedi il permesso non vuoi avere capito niente" 
Un giovane: "Io, invece, Massimo...." 
Adele: "Ma lo racconto o no?" 
Tutti ridono 
Massimo: "sarebbe una punizione troppo grossa... Avanti, avanti". 
E Adele : "Stavo su un sentierino di una montagna a San Brunello, in Calabria, con dei ragazzi che erano i miei figli e i loro amici..." 
Quando ha concluso, Massimo le spiega che nel suo sogno ci sono un sacco di intuizioni ma anche di negazioni. E c'è la sua difficoltà di essere compagna. E non solo non ci sono ruoli sociali, ma neppure quelli familiari né quelli personali. E il rosso che ad un tratto appare significa le donne che ritrovano le loro mestruazioni senza sentirsi castrate. 
Una ragazza sui 25, orecchini ad anello, argentina bianca e sopra una maglietta bordò col collo aperto, ricorda le difficoltà per arrivare fino al gruppo, poi, dopo l'ultimo incontro una serie di sogni: "Era morta mia madre, io dovevo verificare questa morte, andavo al cimitero ma volevo che mi accompagnassero, e mi accompagnava un ragazzo", la scena cambia: " Io abbraccio il ragazzo, ma compare mio padre e ci divide" Secondo sogno: Lei si prepara a fare l'amore , ma le vengono le mestruazioni. Terzo sogno: " Io incontro Massimo, mi dice che mi vuole parlare, anch'io gli dico che devo parlargli ma posso perdere il posto in farmacia". 
Massimo interpreta così: la separazione dalla madre è possibile solo se si è in compagnia, per fare un'analisi a fondo occorre il rapporto collettivo. Poi il compito del padre: ma il ragazzo lei se lo sceglie da se... Terza proposizione: per venire al seminari o c'è il rischio del licenziamento. La realizzazione analitica, d'altra parte, non è qualcosa che può restare nel chiuso dello studio privato. Ma deve uscire fuori. E allora diventa anche un fatto politico. 
Maglione grigio a giro collo, occhiali da vista chiari, folta barba, borsello, un pacchetto di MS e uno di cerini sulle ginocchia, un giovanotto racconta che se ne stava seduto fuori, sulle scale, e non poteva andare al seminario perchè gli mancava l'apparecchio ortopedico, non poteva salire. Arrivavano i compagni, però, e lo portavano su loro. "Finito il seminario se ne vanno e mi lasciano li, e io dico "che stronzi" ... Mi metto carponi, si, ce la faccio. Mi vergogno un pochino ma riesco a farcela..." 
E Massimo: Il tutore ortopedico... Ne può fare a meno nel momento in cui si è insieme... Ma che cos'è il tutore ortopedico? È la passività di fronte alla mammina, al papino, alla zietta, fino al governo Andreotti. Che scompare purché ci sia un lavoro collettivo. 
Gli interventi si inseguono. Uno dietro l'altro. senza una sosta, una riflessione. Alle risposte di Massimo non c'è replica. 
Un'altra ragazza, di cui arriva solo la voce: "Io prima andavo al martedì. Vengo al giovedì da due settimane e mi sono sentita a disagio, mi sembrava di aver abbandonato un buon lavoro... Ho sognato che stavo al seminario, ma non era in una stanza, era in strada, e c'erano alcuni che camminavano, altri che sonnecchiavano. Vedo Silvio che sonnecchia, gli do un bacio, gli dico "su dai", bacio un altro ragazzo, poi ne sveglio un terzo, sempre con un bacio, facciamo l'amore ed è un rapporto molto dolce, molto tenero... 
Massimo chiarisce che il modo per non farsi abbandonare è proprio il terzo rapporto, cioè il terzo seminario, cioè aumentare il lavoro, anche in senso qualitativo. 
Un altro giovanotto sui 20 dice: "Ho sognato che stavamo aspettando il seminario su una distesa erbosa, arriva un gruppo di persone, ci sono anche il miei genitori i quali vengono con noi. Ma vogliono sapere, soprattutto mia madre assume un ruolo molto interlocutrice..." 
E Massimo risponde: se si fa il terzo seminario ci si può occupare anche dei genitori... 
Si va avanti su questa chiave di lettura. Su questa relazione molto stretta fra sogno e seminario. Seminario come riferimento costante, fino all'ossessione o all'incubo. Seminario come abbandono ultimo e disperato. Per fuggire una solitudine assoluta e tragica. E Massimo che parla ora della paura ora ha bisogno di una sua ulteriore dilatazione, dopo che c'è già stato lo sdoppiamento. "Qui c'è una precisa richiesta: non fare il terzo seminario, sennò perdo questa possibilità di analisi che ho raggiunta", replica ad una ragazza dalla voce contratta, lo sguardo basso. Che aveva ricordato con queste parole il suo sogno: "C'era come una gara, resistere in una situazione dove l'aria era poca. Poi mi accorgo che la gente ci stava bene e dico 'andiamo più in basso'. Ci vado con un'amica e ci troviamo come in un cunicolo, come nella metropolitana a Londra. Ma io avevo la sensazione di salire, incontro un uomo nero, usciamo fuori ed è Roma..." 
Il rapporto col seminario vale anche per una lei sui 28, che la notte precedente ha ripercorso due storie sentimentali, " e con il primo ragazzo parlavo pacatamente, con il secondo soffrendo molto" Per un lui sui 25, che era su una spiaggia con un amico, incontrava una suora con un cesto, nel cesto c'erano tre tartarughe, le tartarughe si infilavano nel mare, un lungo tunnel... Per un'altra lei sui 27, che perdeva un treno per una questione di minuti, ne perdeva un secondo, però riusciva ad arrivare dove doveva arrivare. 
Se n'è andata un'ora, Superando braccia, gambe, teste, a mo' di slalom, il cronista guadagna con molto impegno e molto sudore il corridoio. Un ragazzotto che non s'è ancora raccontato, chiede: "quando esce l'articolo sul giornale?" Risposta: la prossima settimana. "Speriamo di non leggere stronzate". Ne hanno dette ? Ed il ragazzo sorride, con un sorriso di meraviglia e di stupore, come dire: " Ma vuoi scherzare? ". 

IL MESSAGGERO - Mercoledì 9 novembre 1977
Chi è il Padrone del Discorso ?
di Ruggero Guarini
 

Questi gruppi di "analisi collettiva", e i molti altri analoghi spuntati un po’ dappertutto in Italia, sono un grosso fenomeno psico-politico un "sintomo collettivo" che bisognerebbe decifrare. Ma chi può farlo? 
Il sociologo? Costui può offrirci soltanto degli strumenti empirici, utili per misurare le dimensione esterne del fenomeno (diffusione di queste pratiche, composizione sociale dei gruppi, età media dei partecipanti, loro identità politica e così via) ma insufficienti a definire il senso. 
Il politico? il suo sguardo è troppo interessato. Nel migliore dei casi, in questo fenomeno che lo prende di contropiede, egli si sforzerà di cogliere quegli elementi che gli sembreranno funzionali al suo "discorso ": se esprimerà consenso, vi avrà scorto la possibilità di riassorbirlo o di annetterselo; se emetterà un giudizio di condanna, vi avrà visto un segno per lui minaccioso, di fuga dalla politica. 
Lo psicoanalista? I suoi strumenti teorici sono essenziali ma essendo egli stesso un frammento della "formazione sintomatica" che occorre decifrare, sarà troppo coinvolto nella cosa per poterne parlare col necessario distacco. 
Limitiamoci dunque a porre tre elementari quesiti: 
1) Un mucchio di circa duecento persone è ancora un gruppo psicoterapeutico? E se non è più questo che cosa è? Un circolo culturale? Un’associazione di mutuo soccorso? Un collettivo dedito a una nuova specie di "esercizi spirituali"? 
2) Un individuo che a centinaia di pazienti riuniti intorno a lui distribuisce come noccioline manciate di interpretazioni di sogni lapsus deliri e fobie è davvero un analista? E se non lo è, che diavolo sarà? Un pedagogo? Un confessore? Un leader? 
3) Qual è il rapporto fra l’identità politica dei partecipanti (quasi tutti giovani della nuova sinistra) e questo loro "bisogno" di una pratica metapolitica? Le due attività sono complementari (nel senso che l’analisi di gruppo, omogenea al "personale" e al "privato" compensa le lacune e colma i buchi lasciati aperti o prodotti dall’attività politica), o sono invece contraddittori, al punto che alla lunga una delle due pratiche sia destinata a prevalere sull’altra, magari fini a liquidarla? Detto con altre parole: questa dicotomia dello Psichico e del Politico si configura come una convivenza pacifica di domini separati o come un conflitto di dimensioni antitetiche? 
Infine enunciamo qualcosa che è meno e più di un’ipotesi (è un'ovvia constatazione): oggi c’è in giro una grande domanda di Anima. Il risultato è certamente qualcosa di meno noioso della consueta Grande Chiacchiera politica, ma sarebbe ancora meglio se nelle pratiche generate da questa massiccia domanda non si riproducesse la solita dialettica dello Schiavo e del Padrone… 
Insomma questi ragazzi dovrebbero un po’ interrogarsi su quelle nuove forme di "potere" che in questi loro gruppi si vanno articolando intorno a una figura che non cessa di porsi - in quanto interpretante e analizzante - come un nuovo Padrone del discorso. 
Chi è questo nuovo Padrone? Un maestro di coscienza? Un genitore morale? Un altro padre politico? 
Questo sarebbe il caso più derisorio: il Politico che rispunta, travestito da Psicomante, proprio nel luogo in cui il gregge, forse senza saperlo, progetta di abolirlo!